IT 2017

IT 2017 la recensione

IT 2017
IT 2017

Nel 2017 al tritacarne Hollywoodiano IT non poteva sfuggire all’appello dei Remake. Miniserie Tv uscita negli anni Novanta basata sulla trasposizione del romanzo scritto da Stephen King. Alla sua uscita mi ricordo che mia madre e i miei familiari mi proibirono di vederlo. A distanza di qualche anno la curiosità mi porto ad affittare le VHS per vedermi la terribile miniserie tv.

In effetti, devo ammettere che mi colpì ma non mi traumatizzò. Mi piacque e la rividi per due giorni di fila, all’epoca non potevo notare tutte le sfumature della sceneggiatura e della sua realizzazione ma a distanza di anni la rividi e mi divertii parecchio. L’interpretazione del pagliaccio fu affidata a Tim Curry che riuscì magistralmente nei panni di Pennywise, restituendoci un personaggio molto carismatico e sinistro e a tratti quasi ironico ma pur sempre inquietante.

Sono passati molti anni, per essere preciso 27 anni fa approdava sul piccolo schermo il nostro Pennywise, oggi viene celebrato con questo film dell’esordiente regista Argentino Andrés Muschietti, giunto con questo Remake al suo primo vero lungometraggio, accompagnato dallo sceneggiatore Cary Fukunaga portano sul grande schermo il primo film basato sul romanzo di King, IT.

Non posso non prendere in esame alcuni paragoni poiché il filo conduttore del film si basa proprio su quelli narrati nella serie anni 90. Se per un momento dimenticassi che si tratta di un film diviso in due parti e se unissi i due episodi, ne verrebbe fuori un lungometraggio di tre orette circa molto bello e ben orchestrato e diretto. Si può cadere nell’errore di giudicare negativamente questa incarnazione coraggiosa! Ho notato delle differenze sostanziose nelle due versioni, essendo un remake destinato al grande schermo mi sembra anche giusto ma è doveroso da parte mia sottolineare alcuni alti e bassi di questa produzione.

Inizio subito dall’interpretazione molto convincente del giovane Bill Skarsgård figlio del noto attore Svedese Stellan Skarsgård. Grazie alla sua bravura e al grande lavoro di make up svolto sul nuovo clown l’atmosfera è molto più morbosa e allo stesso tempo più crudele di quella mostrata nei due episodi già noti. Se negli anni novanta era più facile spaventare oggi siamo abituati un poco a tutto, quindi più che spaventare IT, ha cercato di scioccare con la violenza dello splatter e l’ausilio della CG. Proprio qui iniziano secondo me i problemi di questo coraggioso lavoro; la messa in scena e la narrazione sono poco incisive e se da un lato l’atmosfera è tangibilmente più splatter e morbosa, quella precedente era più inquietante, faceva intuire che non si era mai da soli e che qualcosa osservasse bramando qualcosa di terribile. Anche il modello narrativo era più articolato e meno lineare. Nei due episodi visti in Tv si creò un mix a ritroso nel tempo, partendo dalle vite da grandi fino ad arrivare a cosa li traumatizzò da piccoli. Questa scelta ha fatto presa sul pubblico rendendoli partecipi del dramma e delle paure di ogni singolo personaggio, l’esatto contrario di quello che avviene in questo IT. Tutti i giovani attori a mio personale avviso meritano davvero una lode per il carisma nell’interpretare i giovani amici, questi risultano convincenti a tratti molto divertenti e perfettamente a loro agio, proprio come il giovane clown, magnifico e bravissimo ma poco divertente è troppo crudele a mio personale avviso. Nonostante sia stato meritevole di lode, le nuove sembianze non riescono a battere la formidabile mimica facciale e carisma del vecchio Pennywise di Tim Curry. Molto più umano e plausibile sia nei modi e nei gesti a tratti ironici ma sempre inquietanti. Qui mi sono ritrovato invece una sorta d’incrocio tra un pagliaccio e Nosferatu, totalmente incapace di trasmettere un minimo di senso di fiducia, espressione psicopatica con un carattere più aggressivo e meno paziente. Mi è piaciuta la fotografia ben costruita, immagini ben inquadrate e tagliate, buoni movimenti camera ottimo sonoro e discreto uso della computer grafica salvo in alcune scene da risultare eccessive, snaturando troppo l’atmosfera. Nonostante tutto il buon lavoro sia degli sceneggiatori sia del cast, in particolar modo mi ha colpito la scelta di scegliere giovani attori capaci e dotati di talento non è riuscito a inquietarmi come invece fece il regista Tommy Lee Wallace con la miniserie cui fa riferimento questo film destinato al grande schermo. Per essere il primo lungometraggio del neo regista Argentino, devo ammettere che si è presentato bene e ben diretto salvo qualche sbavatura durante l’arco dello svolgimento ma per resto devo dire che merita di essere visto. Nel suo complesso non è un brutto remake, anzi vi dirò che tra tutti quelli visti di recente questo riesce a pieno consenso a essere definito un buon prodotto, anche se non è capace di restituirmi le stesse emozioni e brividi dell’IT del 90.

Di Salvatore Farruggio

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Operatore cinematografico, io e il mio amico Totò Farruggio partecipiamo entrambi alla gestione di questo blog, amanti del Cinema, speriamo di condividere con voi i nostri pensieri ed emozioni

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