Leatherface 2017 la Recensione

Leatherface
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Negli ultimi anni non mi sorprende per niente vedere con quale frequenza escano spin-off e sequel e prequel e contro sequel etc. Questo trend risulta snervante dimostrandoci che forse oramai il cinema oltreoceano abbia esaurito le cartucce nella cinta. La continua proposta odierna di vecchi cult riadattati con nuove tecnologie non sempre risulta essere una mano fortunata da giocare. Credo sia lo sfortunato caso di questo Leatherface, nuova incarnazione da inserire nella saga originale come prequel del film del 1974, concepita all’ormai defunto maestro Tobe Hooper, con –Non aprite quella porta -. Si fosse mai seguito quel monito, oggi non dovremmo sopportare queste trovate commerciali vili e speculatorie.
Il nuovo film basato sulla saga di “non aprite quella porta” è un prequel, dove ci viene mostrato come e perché Jad figlio della famiglia Sawyer diviene il terrificante e spietato assassino chiamato faccia di cuoio.

La visione dei due registi francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury non mi ha restituito nessuna paura o brivido lungo la schiena. Nonostante qualche bella trovata l’unica emozione provata è stata la noia e con tutta la mia buona volontà sono riuscito ad arrivare alla fine del film. Non bastano scene di necrofilia e pseudo soft porno e qualche efferato omicidio per riportare in vita i mostri del passato. Nemmeno inserendo omaggi a cult di maestri come Stone o Tarantino. Come ad esempio nella sequenza del bar; dove la squilibrata coppia appena evasa dall’istituto correttivo dove erano rinchiusi insieme al futuro leatherface, guardandosi negli occhi decidono di fare casino. Con quasi le stesse inquadrature e movimenti camera la scena che mi si presenta, è un mix di Pulp fiction e Natural Born Killers. A parte questi omaggi e il sangue e comunque la buona atmosfera e la discreta prova degli attori; questa produzione mi lascia l’amaro in bocca.

Leatherface sicuramente è un film girato discretamente bene con un buon cast, è condito da una bella atmosfera, con la sua fotografia curata e ben contestualizzata da un comparto audio elevato e buone musiche. Purtroppo nonostante la buona volontà di Alexandre Bustillo e Julien Maury è la discreta esperienza nel settore non sono riusciti a confezione un film degno del nome cui si ispira.

Tutto sa di già visto e di sicuro non avevamo bisogno di questo prequel per capire come fosse divenuto il mostro che tutti conosciamo. Con una famiglia dalle abitudini così folli e disturbate, allegramente riunita per il compleanno del più piccolo del nido, con un vicino di casa legato e imbavagliato su di una sedia e con una torta di panna e viscere di maiale e una motosega come regalo; sicuramente sano e bello e buono il nostro sventurato Jad non potrà mai crescere.

Devo precisare che questo genere di produzioni supportate da una grande campagna pubblicitaria con grandi titoli del passato, rappresentano per me un modo villano di fare soldi. E’ anche vero che molte delle produzioni definite “cult” sono in realtà dei remake. Questi uscivano con una frequenza molto distante tra di loro e spesso ci si trovava davanti a film di altissima qualità accompagnati da registi e sceneggiatori visionari e capaci. Oggi la situazione sembra si sia ribaltata; non più remake o sequel o spin off di qualità ma in quantità.

Di Salvatore Farruggio

Leatherface 2017 la Recensione
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Operatore cinematografico, io e il mio amico Totò Farruggio partecipiamo entrambi alla gestione di questo blog, amanti del Cinema, speriamo di condividere con voi i nostri pensieri ed emozioni

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