Blade Runner 2049

Recensione Blade Runner 2049

Blade Runner 2049
Blade Runner 2049

Denis Villeneuve dopo lo straordinario Arrival del 2016, vince la sua più grande prova cinematografica dirigendo Blade Runner 2049, sequel ufficiale del lontano capolavoro firmato Ridley Scott.

Blade Runner 2049 rappresenta nell’affollato mondo dei sequel cinematografici un vero e proprio gioiello, riuscire a creare un seguito per una delle pellicole cult del genere fantascienza, sicuramente non è una scampagnata. Quando vidi il trailer, dubitai fin da subito della qualità dell’opera finale, ma come un fulmine a cielo sereno mi ritrovai davanti un film chiamato The Arrival del Regista Canadese Denis Villeneuve, sapendo che avrebbe diretto lui il sequel di uno dei miei film preferiti , decisi di vederlo è ne rimasi estasiato.

Villeneuve non delude le attese restituendoci un sequel diretto in maniera impeccabile, dove la visione del regista esalta l’ambiente narrativo senza mai andare fuori binario dagli eventi narrati nel capitolo precedente diretto da Ridley Scott.

In questo nuovo capitolo ci troviamo a Los Angeles nel 2049 e la battaglia tra i vecchi modelli di androidi che si ribellarono è oramai cessata. Agli agenti chiamati Blade Runner che si occupano del ritiro dei vecchi modelli, i Nexus 8 è agli sgoccioli e il nostro agente, un replicante di nome K (Ryan Gosling) sembra averne individuato uno nascosto in una fattoria. Deciderà così di procedere nell’eliminazione ma durante lo scontro troverà una traccia strana che lo condurrà su di una pista riguardante un vecchio caso. Sappiamo bene quali insidie ci sono se si aprono i coperchi di vecchie storie. Il nostro agente K si ritroverà davanti ad uno specchio tra il suo attuale “io” e il passato, stravolgendo tutto quello in cui aveva creduto e svelandogli la cruda realtà.
Blade Runner 2049 possiede delle scelte narrative molto interessanti alimentate da spunti riflessivi ben congegnati e un supporto visivo non indifferente. Inoltre i personaggi qui appaiono più caratterizzati rispetto al predecessore è dotati di ottimo carisma nonostante siano comunque vaghi nel loro background. L’atmosfera è opprimente e la nuova Los Angeles appare più invivibile e ostile della vecchia. I toni oscuri e I lunghi silenzi che accompagnano le mute inquadrature ci danno modo di osservare l’espressività dei personaggi quasi a intuire cosa pensano e cosa provino. Lungo e lento nel suo incedere ci accompagna in una full immersion catturando lo spettatore quasi in prima persona. La fotografia qui è l’asso nella manica della produzione, immagini nitide inquadrature perfette accompagnate dai giusti movimenti macchina e da una gestione delle luci e dalle scelte cromatiche assolutamente impeccabili. Questo nuovo capitolo ci pone davanti dei punti di riflessione molto interessanti; su chi siamo e chi saremo o cosa siamo. Uno specchio tra il passato il presente e il futuro prossimo.

Sono rimasto colpito dall’interpretazione di Ryan Gosling, perfetto espressivo al punto giusto perfettamente a suo agio. La freddezza e spietatezza di Jared leto mi ha colpito, assolutamente perfetto nel personaggio. Inoltre una sorpresa assai gradita è la presenza nel cast di Harrison Ford nei panni del vecchio Deckard e non come semplice cameo come mi aspettavo. Il resto del cast si è distinto molto bene, anche se nessuno dei rimante attori mi ha colpito come quelli citati.

Le intenzioni di Villeneuve sono chiare dotate di senso critico nei confronti della nostra odierna società, il futuro descritto in Blade Runner non è poi così lontano dalla nostra realtà. Presto gli androidi descritti nell’opera di Philip K. Dick saranno realtà e la continua digitalizzazione della nostra società e la smisurata crescita della popolazione, presto o tardi ci porterà situazioni più o meno verosimili a quelle descritte nel film.

Con questa magnifica produzione Denis Villeneuve aggiunge un capolavoro al suo, dirigendo con maestria e saggezza il sequel di un Cult per il genere fantascienza. Un film molto complesso, lento e riflessivo saggiamente bilanciato nel mix tra azione e reazione, passato e futuro sono scanditi bene senza cadute o scivoloni. Un lavoro maestoso ben costruito e mai snaturato, non alla portata di tutti è lontano da tutte quelle inutili produzioni contemporanee dai futuri dispotici e bambineschi.

Di Salvatore Farruggio

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Operatore cinematografico, io e il mio amico Totò Farruggio partecipiamo entrambi alla gestione di questo blog, amanti del Cinema, speriamo di condividere con voi i nostri pensieri ed emozioni

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